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lunedì 16 dicembre 2013

Michelle Bachelet confermata presidente del Cile con il 62% dei voti

da www.ilsole24ore.com


È stata una passeggiata, tutto come previsto. Michelle Bachelet ha stravinto le elezioni presidenziali del Cile ma ora si apre una fase complessa e politicamente impegnativa.
Pediatra, 62 anni, di centrosinistra, Bachelet ha ottenuto il 62% dei voti al ballottaggio di ieri, contro il 37% della rivale di centrodestra Evelyn Matthei. Elevato astensionismo in un'elezione per la prima volta non obbligatoria.

Bachelet torna quindi al governo dopo l'esperienza del 2006-2010, ma stavolta l'impegno della presidenta sarà più arduo: lei stessa ha dichiarato: «Non sarà facile, ma è tempo ormai di operare cambiamenti radicali e fondamentali in Cile».
Sì, perché il Paese cresce a ritmi sostenuti, soprattutto grazie alle esportazioni di rame, di cui è grande produttore. Ed è considerato, in America Latina, un Paese affidabile e competitivo.
In verità ci sono luci e ombre. Le sacche di povertà sono ampie e il modello economico è rigidamente classista. A cominciare dall'accesso agli studi: le università sono costosissime e quindi molto elitarie. Da qui il grande successo del Movimento studentesco la cui leader Camila Vallejo è stata eletta tra le file del Partito comunista cileno.

La previdenza è l'altro nodo. La mitica "riforma delle pensioni cilena" , concepita dai Chicago Boys negli anni '90, osannata da Europa e Stati Uniti, si è rivelata un vero flop, incapace di fornire pensioni decorose: l'altissima flessibilità del lavoro non ha consentito ai lavoratori di effettuare versamenti regolari all'erario e quindi lo Stato è stato costretto a rimpinguare le pensioni della maggior parte degli anziani.
Ormai inderogabile anche la Riforma Costituzionale che dovrebbe prevedere lo smantellamento di norme poco democratiche scritte da Augusto Pinochet.
La vittoria numericamente ampia di Bachelet non si traduce quindi in semplicità di governo per i prossimi quattro anni.

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