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venerdì 27 dicembre 2013

Ecuador: in cerca del sepolcro di Atahualpa

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  25 dicembre 2013  alle  9:52.

“Una delle più grandi scoperte della storia”, paragonabile alla tomba di Tutankhamon. L’archeologo franco-americano Benoit Duverneuil non ha nascosto l’entusiasmo per il ritrovamento di una formazione rocciosa che potrebbe appartenere niente meno che ad , l’ultimo re dell’impero Inca, e che metterebbe fine al ‘giallo’, mai chiarito, di dove siano finiti i suoi resti mortali.atahualpa
Un gruppo di ricercatori, impegnati in un’operazione nel Parco nazionale di Llanganates, sulle Ande dell’, si è imbattuto in una struttura di 80 metri d’altezza composta da centinaia di pietre pesanti fino a due tonnellate. “Il sepolcro di Atahualpa, concepito dagli spagnoli, è sempre stato un mistero… Così, se quello che è stato ritrovato risulta essere un sepolcro potrebbe essere un’enorme scoperta… Non solo, potrebbe contenere stanze o altri locali che potrebbero nascondere altre strutture” ha osservato Duverneuil. Si pensa che il sito possa celare anche il tesoro perduto di Llanganates, l’enorme quantità di oro e oggetti preziosi riuniti dai sudditi di Atahualpa per pagare il suo riscatto ai ‘conquistadores’ di Francisco Pizarro che lo avevano catturato.
Gli imperatori Inca venivano mummificati perché si credeva che i loro poteri rimanessero all’interno del loro corpo, costantemente vigilato da guardie e familiari. Da Quito, attorno al 1525 Atahualpa condusse una guerra civile contro il fratello Huáscar, che da Cuzco, nell’attuale Perù, si era proclamato re assoluto degli Incas e dopo averlo sconfitto fu catturato dagli uomini di Pizarro nella battaglia di Cajamarca. La leggenda narra che Atahualpa si offrì di riempire di pietre preziose la stanza dove era stato imprigionato per ottenere il suo rilascio ma che dopo averlo fatto fu tradito e infine giustiziato nel 1533. Con la sua morte l’Impero Inca cominciò a disintegrarsi, ma nessuno finora è riuscito a trovare il sepolcro dell’ultimo re, nonostante numerose spedizioni.

lunedì 16 dicembre 2013

Michelle Bachelet confermata presidente del Cile con il 62% dei voti

da www.ilsole24ore.com


È stata una passeggiata, tutto come previsto. Michelle Bachelet ha stravinto le elezioni presidenziali del Cile ma ora si apre una fase complessa e politicamente impegnativa.
Pediatra, 62 anni, di centrosinistra, Bachelet ha ottenuto il 62% dei voti al ballottaggio di ieri, contro il 37% della rivale di centrodestra Evelyn Matthei. Elevato astensionismo in un'elezione per la prima volta non obbligatoria.

Bachelet torna quindi al governo dopo l'esperienza del 2006-2010, ma stavolta l'impegno della presidenta sarà più arduo: lei stessa ha dichiarato: «Non sarà facile, ma è tempo ormai di operare cambiamenti radicali e fondamentali in Cile».
Sì, perché il Paese cresce a ritmi sostenuti, soprattutto grazie alle esportazioni di rame, di cui è grande produttore. Ed è considerato, in America Latina, un Paese affidabile e competitivo.
In verità ci sono luci e ombre. Le sacche di povertà sono ampie e il modello economico è rigidamente classista. A cominciare dall'accesso agli studi: le università sono costosissime e quindi molto elitarie. Da qui il grande successo del Movimento studentesco la cui leader Camila Vallejo è stata eletta tra le file del Partito comunista cileno.

La previdenza è l'altro nodo. La mitica "riforma delle pensioni cilena" , concepita dai Chicago Boys negli anni '90, osannata da Europa e Stati Uniti, si è rivelata un vero flop, incapace di fornire pensioni decorose: l'altissima flessibilità del lavoro non ha consentito ai lavoratori di effettuare versamenti regolari all'erario e quindi lo Stato è stato costretto a rimpinguare le pensioni della maggior parte degli anziani.
Ormai inderogabile anche la Riforma Costituzionale che dovrebbe prevedere lo smantellamento di norme poco democratiche scritte da Augusto Pinochet.
La vittoria numericamente ampia di Bachelet non si traduce quindi in semplicità di governo per i prossimi quattro anni.