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giovedì 31 ottobre 2013

Perù: il primo ministro Jiménez rassegna le dimissioni

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  31 ottobre 2013  alle  6:00.

Il presidente del Consiglio dei Ministri del , Juan Jiménez, ha presentato ieri le dimissioni. Lunedì, il presidente Ollanta gli aveva detto che era ormai giunto il momento di lasciare l’incarico, che ha coperto per 15 mesi.perujuan-jimenez
Jiménez ha detto al canale ATV+ che la sua uscita dal governo è un questione di cui discuteva con Humala dallo scorso luglio.
Lo stesso Jiménez ha annunciato che sarà sostituito dall’attuale presidente della regione di San Martín, César Villanueva, e ha lasciato nelle mani di Humala l’annuncio di altri eventuali cambiamenti nel governo.
Pochi minuti prima dell’annuncio ufficiale, il consigliere del governo regionale di San Martín, Edwin Vásquez, ha detto a Canal N che Villanueva ha chiesto una licenza di 45 giorni come presidente di questa regione per assumere l’incarico nell’esecutivo.
Jiménez ha poi aggiunto che “nel primo semestre di quest’anno, la scena politica è stata agitatissima, abbiamo avuto diversi problemi di confronto politico, tensione, insulti, scontri stupidi”.
Jiménez era da tempo al centro di accese polemiche secondo cui il politico non dava la dovuta importanza alla sicurezza pubblica e per l’annuncio dell’acquisto di un aereo presidenziale particolarmente costoso, poi attribuito allo stesso Humala.
Dopo aver ricevuto pesanti critiche dall’ex presidente Alan García e dall’ex candidata presidenziale Keiko Fujimori per il suo operato, il primo ministro uscente aveva convocato in agosto i partiti di opposizione per una tavola rotonda su crisi economica internazionale, politica economica, sicurezza pubblica e agenda sociale.
Secondo gli esperti, le dimissioni di Jiménez aprono il cammino ad un rimpasto del governo.
Jiménez è entrato nel governo Humala nel 2011 come ministro della Giustizia, e nel luglio del 2012 ha assunto la carica di presidente del Consiglio dei Ministri.

martedì 29 ottobre 2013

America Latina: è in Bolivia che i pensionati sono più protetti

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  29 ottobre 2013  alle  6:00.

A prima vista il dato è quasi paradossale: uno dei paesi più poveri dell’America Latina ha la maggiore copertura pensionistica regionale. Secondo la Banca Interamericana di Sviluppo (), la copertura pensionistica della Bolivia abbraccia il 97 per cento della sua popolazione, superando paesi come Argentina, e , tutti con un Pil nettamente superiore.boliviapensioni
Il dato è altrettanto sorprendente se confrontato con la copertura media dell’America latina, che si attesta al 62,5 per cento e che colloca la Bolivia tra i paesi più forti della regione quando si parla di protezione dei più anziani.
Nel suo ultimo rapporto “Migliori pensioni, migliori posti di lavoro. Verso la copertura universale in America Latina”, l’Idb presenta la Bolivia come un esempio da seguire a livello regionale.
Uno studio dell’Idb del 2007 stima che in quell’anno il 60 per cento dei boliviani viveva in condizioni di povertà, mentre il 37,7 per cento in estrema povertà. A questo si sommava un elevato numero di lavoratori informali, con bassi o inesistenti contributi pensionistici.
Alla fine del 2007, il governo del presidente Evo ha introdotto il programma “Reddito Dignità” per fare uscire dalla povertà estrema la parte più anziana della popolazione. Questo programma consegna ai cittadini con più di 60 anni un “reddito universale della vecchiaia” di carattere non contributivo.
Con l’ultimo aumento in maggio di 50 bolivianos, l’importo di base che ricevono gli ultra sessantenni è di 200 bolivianos mensili (circa 21 euro), fino a 250 bolivianos (circa 26 euro) per coloro che non hanno altra copertura sociale (come pensione privata).
Se confrontato con altri paesi della regione come Argentina, Cile e che hanno pensioni tra i 3 e i 6 euro giornalieri, l’importo che ricevono i boliviani è quasi irrilevante. Nel migliore dei casi supera di poco un euro al giorno. Tuttavia, il suo impatto è molto importante, in base al Pil.
Il sistema pensionistico boliviano offre un secondo paradosso. Se da un lato è quello che ha la maggiore copertura dell’America latina, dall’altro è quello che dà meno contributi alla sicurezza sociale. Oggi solo il 15,5 per cento degli occupati paga i contributi pensionistici.
L’Idb fa una distinzione tra la pensione contributiva (che beneficia quanti pagano contributi) e non contributiva, come il Reddito Dignità.
Il bassissimo contributo pensionistico obbedisce a due fattori. Da un lato, in un paese con alti tassi di povertà, un’importante fetta della popolazione ha appena di che sfamarsi quotidianamente; allo stesso tempo, l’alto livello di lavoro informale, sia per conto proprio che il lavoro in nero, fa sì che un’ampia parte della popolazione non contribuisca al sistema.
Nel mese di giugno, il Centro per lo Studio del Lavoro e lo Sviluppo Agrario () della Bolivia ha stimato che 65 persone occupate su 100 hanno un lavoro informale. E la tendenza è al rialzo. Nel 2011 la proporzione era di 60 su 100.

lunedì 28 ottobre 2013

Colombia: si chiama Zuluaga il nuovo erede di Uribe, sfiderà Santos alle presidenziali

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  28 ottobre 2013  alle  6:00.

Il Centro Democratico, il movimento politico guidato dall’ex presidente della Álvaro , ha scelto nel weekend Oscar Iván Zuluaga come suo candidato per le elezioni presidenziali del 2014 contro Juan Manuel , l’attuale capo di Stato, che però non ha ancora ufficializzato la sua candidatura per un secondo mandato.Oscar Iván ZuluagaColombia
Zuluaga, economista e imprenditore di 54 anni, già ministro delle Finanze di Uribe, è stato eletto in una votazione interna e proclamato come candidato presidenziale in un convegno in chi ha sconfitto l’ex vicepresidente Francisco Santos, cugino di Juan Manuel, e il politico Carlos Holmes Trujillo.
Oltre un migliaio di delegati provenienti da diverse regioni della Colombia hanno preso parte al convegno che si è tenuto a Bogotá, riportano i media locali.
“Il paese recupererà ciò che non avrebbe mai dovuto perdere, la sua libertà (…) Invito Santos a ricandidarsi, lo sconfiggerò alle urne con le tesi dell’uribismo”, queste le prime parole di Zuluaga in veste di candidato ufficiale del Centro Democratico.
Uribe, attraverso il Centro Democratico, è diventato il principale oppositore del presidente Santos per una serie di divergenze sulla gestione della sicurezza e sui negoziati di pace con la delle (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) che si svolgono a .
Anche se Santos è arrivato alla presidenza nel 2010 come erede politico di Uribe, l’ex presidente ha iniziato a discostarsi dal suo ex ministro della Difesa per quello che lui definisce “deterioramento” della sicurezza rispetto all’incremento delle offensive della guerriglia e la possibilità che come risultato del negoziato di pace i leader delle Farc possano essere eletti in parlamento.
Santos ha tempo fino alla fine di novembre per confermare la sua candidatura per le presidenziali del 2014, nelle quali potrebbe trovare un nuovo mandato di quattro anni.
Santos ha più volte ribadito di volere optare per la continuità, soprattutto per quanto riguarda il processo di pace con le Farc, che punta a porre fine ad un conflitto interno di quasi 50 anni che ha finora lasciato un saldo di più di 200 mila morti.
Da parte sua, Uribe correrà come candidato al senato, tornando alla scena politica attiva davanti all’impossibilità giuridica di aspirare ad un nuovo mandato da presidente, dopo la rielezione nel 2006.
Uribe, che ha governato tra il 2002 e il 2010, vuole indebolire il sostegno legislativo su cui attualmente fa affidamento Santos.

Argentina: alle elezioni parlamentari perde la presidente Kirchner, vince il "peronista dissidente" Sergio Massa

da www.ilsole24ore.com


Sergio Massa, 41 anni (Epa)Sergio Massa, 41 anni (Epa)
BUENOS AIRES - Vince un giovane, belloccio, appassionato di calcio, sindaco di Tigre, un comune ben amministrato della provincia di Buenos Aires. Peronista naturalmente. Nelle elezioni di midterm, in Argentina, perde Cristina Fernandez de Kirchner, la presidenta in carica, che vede svanire le possibilità di una rielezione alle presidenziali del 2015.
La vittoria è di Sergio Massa, 41 anni, già stretto collaboratore della Fernandez de Kirchner, di cui è stato capo di gabinetto nel 2008 e 2009. E assurge a vincitore in questa tornata elettorale per il rinnovo parziale del Parlamento.
La presidenta, in convalescenza dopo l'intervento per un'ematoma extracerebrale, incassa una sconfitta che sconta la sua assenza dalla campagna elettorale proprio nelle settimane cruciali. Ma soprattutto una situazione economica critica e un elettorato trasversalmente incarognito per l'introduzione di controlli stringenti sull'acquisto di dollari, moneta rifugio nella storia economica del Paese. E da un'inflazione vicina al 30% che erode potere d'acquisto a buona parte della popolazione.
Dai primi risultati ufficiali la sconfitta della presidenta è rilevabile nei distretti elettorali cruciali, a cominciare dalla provincia di Buenos Aires - la più estesa e popolata del Paese - dove il peronista dissidente Sergio Massa ha raddoppiato il vantaggio raggiunto nelle primarie di agosto sul candidato kirchnerista Martin Insaurralde. Con il 42% dei voti, Massa ha sconfitto in modo netto il rivale Insaurralde (30%) ed è risultato il candidato più votato nel Paese.
Il partito di governo, Frente para la victoria, mantiene comunque il controllo di entrambe le Camere. Cristina Fernandez de Kirchner non ha potuto votare a causa delle sue condizioni di salute. I medici, dopo l'aspirazione di un ematoma subdurale effettuata lo scorso 8 ottobre, le hanno imposto un riposo assoluto di 30 giorni. Per questo non ha potuto prendere l'aereo e raggiungere Rio Gallegos, la città australe dove mantiene la residenza.

venerdì 11 ottobre 2013

Venezuela: Maduro ad un passo dai poteri assoluti

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  11 ottobre 2013  alle  6:00.

Nicolás ha chiesto questa settimana all’assemblea nazionale di approvare una legge che gli darebbe il via libera per governare per decreto nell’arco di un anno. Il presidente del giustifica la misura sostenendo la necessità di sconfiggere la corruzione che affligge il paese.venezuelamaduro
A metà agosto Maduro ha annunciato l’intenzione di sollecitare la “ley abilitante”, ma il processo è stato bloccato perché al governo, pur avendo la maggioranza in parlamento, manca un deputato per raggiungere i tre quarti necessari per l’approvazione della misura.
“Sono venuto a chiedere i poteri necessari per approfondire e accelerare la battaglia, per una nuova etica politica, una nuova vita repubblicana e una nuova società”, ha detto l’ex sindacalista in parlamento.
La richiesta di Maduro sarà discussa la prossima settimana e si prevede che il governo riuscirà a conseguire il deputato che gli manca per far passare la legge che darebbe poteri straordinari a Maduro a partire dalla fine dell’anno.
Durante i 14 anni alla guida del Venezuela, il defunto presidente Hugo Chávez ha governato per ben quattro volte con l’ausilio di questa legge: per sei mesi nel 1999, per un anno nel 2000, per 18 mesi nel 2007 e per altri 18 mesi nel 2011.
In questi periodi, Chávez ha approvato circa 200 decreti aventi forza di legge. Tra questi, quelli che hanno permesso la nazionalizzazione del settore petrolifero, la riforma agraria e un altro che ha aumentato il numero dei giudici della corte suprema.
Secondo  l’opposizione la ley habilitante darà a Maduro carta bianca per iniziare una caccia alle streghe: “È importate sapere cosa c’è dietro questa legge. Mira a perseguitare e distrarre la popolazione, affinché si dimentichi i suoi problemi”, ha sostenuto il leader dell’opposizione Henrique nel suo programma settimanale TV su internet.

lunedì 7 ottobre 2013

Venezuela: aumenta del 10% il salario minimo

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  7 ottobre 2013  alle  7:00.

Da novembre il salario minimo in aumenterà del 10 per cento – fino a raggiungere i 2.973 bolivar (348 euro) -, il 40 per cento in più rispetto all’importo in vigore fino al mese di aprile, ha annunciato ieri il presidente Nicolás .venezuelamaduro
Si tratta del terzo incremento decretato da Maduro quest’anno, in un paese che accumula un’inflazione del 32,9 per cento.
Lo scorso 30 aprile, alla vigilia delle Giornata del lavoratore, Maduro ha firmato un decreto attraverso il quale, a partire da maggio, si è aumentato del 20 per cento il salario minimo e ha annunciato che in settembre questo sarebbe aumentato del 10 per cento e in novembre tra il 5 e il 10 per cento.
“Sto pensando, una volta che mi approveranno la Habilitante (una serie di poteri legislativi speciali dell’esecutivo), altre misure di sostegno” alla stabilità lavorativa e alla sicurezza sociale e in “difesa del salario”, ha detto il presidente durante un atto trasmesso dalla radio e dalla televisione nazionale.