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mercoledì 29 maggio 2013

La Colombia di Santos in bilico tra ripresa e crollo

da www.ilsole24ore.com


Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos (Bloomberg)Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos (Bloomberg)
È un Paese dilaniato dal narcotraffico, ma anche capace di primeggiare, a livello internazionale, per capacità di innovazione e creatività. La Colombia di Juan Manuel Santos resta in bilico tra ripresa e ricaduta: le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), di sinistra, e i paramilitari, di destra, si contendono il controllo di intere regioni e i proventi dei sequestri in una spirale di violenze inaudite che in 49 anni ha provocato 600mila morti.
Il Governo oscilla tra il tentativo di mediare e quello di scivolare nelle più pericolose complicità. Tuttavia, negli ultimi giorni, si è aperto uno spiraglio di pacificazione di orizzonte più ampio. Il Governo di Bogotà e le Farc hanno trovato a L'Avana un accordo sulla riforma agraria, all'origine del conflitto che insanguina il Paese sudamericano da quasi mezzo secolo. Proprio la riforma agraria è il primo punto all'ordine del giorno dei colloqui di pace tra le delegazioni dell'organizzazione guerrigliera di matrice marxista (le Farc) e il Governo di Bogotà, nella capitale cubana.
L'accordo per lo sviluppo economico e sociale delle aree rurali prevede concessioni di terra ai contadini, una battaglia che determinò la nascita delle Farc nel 1964. Il Governo colombiano ha promesso anche di costruire servizi e infrastrutture nelle aree rurali. Più in dettaglio, l'intesa prevede la riallocazione delle terre, comprese quelle illegalmente espropriate e sequestrate durante gli scontri tra ribelli e forze governative. «Siamo andati avanti nella messa a punto di un accordo che necessariamente dovrà essere riesaminato prima della definizione dell'intesa finale», ha dichiarato il negoziatore capo delle Farc, Ivan Marquez. Dopo l'annuncio dell'intesa, il presidente Santos ha parlato su Twitter di «passo fondamentale a L'Avana per porre fine a mezzo secolo di conflitto. Porteremo avanti il processo di pace con cura e senso di responsabilita».
Al di là delle strategie di comunicazione politica di Farc e Governo, i negoziati vanno sì interpretati come un passo avanti nella pacificazione del Paese, ma è meglio non eccedere negli entusiasmi. Il prossimo round negoziale si svolgerà l'11 giugno e avrà al centro il tema della partecipazione alla vita politica dei ribelli. Una richiesta avanzata già molto tempo fa dalle Farc al Governo di Bogotà. Si tratta di un passaggio delicato che potrebbe determinare il successo o il fallimento dei negoziati a L'Avana. L'ostacolo più alto è l'accettazione, da parte dell'opinione pubblica colombiana, di nuovi attori politici, i guerriglieri.

venerdì 17 maggio 2013

Argentina, morto l'ex dittatore Jorge Videla. Confessò la repressione: "7-8mila morti"

da www.repubblica.it

Colpito da malore, aveva 87 anni. Capo della giunta militare, guidò il Paese dal 1976 al 1981 dopo il golpe che depose Isabelita Peron. Stava scontando una condanna all'ergastolo fra l'altro per il "furto dei neonati" nell'ambito della tragedia dei desaparecidos. Il premio Nobel per la pace Esquivel: "Ciò che ha fatto non scompare". Le nonne di Plaza de Mayo: "Un essere spregevole"
 

BUENOS AIRES - L'ex dittatore argentino Jorge Videla, condannato all'ergastolo per la sanguinosa repressione avvenuta durante i cinque anni del suo regime, è morto all'età di 87 anni.

Videla è deceduto questa mattina nel carcere di Marcos Paz di Buenos Aires, dove scontava la pena. Generale dell'esercito, leader della giunta militare responsabile del golpe che depose Isabelita Peron, guidò l'Argentina durante la dittatura tra il 1976 e il 1981. Era stato condannato fra l'altro per il "furto di neonati" nell'ambito della tragedia dei desaparecidos: in carcere stava scontando due condanne all'ergastolo e una a 50 anni per crimini contro l'umanità, per l'assassinio e la tortura di 30.000 persone, molte delle quali rimasero "scomparse", senza che si conoscesse la loro sorte.

Molti di loro, dopo lunghi periodi di detenzione e tortura, furono buttati in mare da aerei in volo. La condanna a 50 anni era per il furto sistematico dei figli delle donne incinte arrestate, lasciate in vita fino a poco dopo il parto. Circa 500 bambini furono dati in adozione ad altre famiglie: di questi ad oggi solo poco più di 100 sono stati ritrovati dai famigliari.

Lo stesso Videla confessò la repressione e l'uccisione di 7-8mila persone.

IL VIDEO 
LE FOTO

L'ex dittatore aveva avuto un malore ieri sera e non aveva voluto cenare, ha dichiarato alla stampa militare la moglie di un militare, Cecilia Pando. E' morto per cause naturali.

La notizia è rimbalzata rapidamente su tutte le televisioni argentine: "E' deceduto Videla, responsabile del genocidio" è uno dei primissimi titoli della tv di Buenos Aires. "Era l'ultimo dei dittatori ancora in vita ed era stato il leader della giunta militare responsabile del golpe, il 24 marzo del 1976, contro Isabel Peron, la vedova di Juan Domingo Peron", ricorda un quotidiano locale.

Uno dei primi commenti è stato quello del Premio Nobel per la pace argentino Adolfo Pérez Esquivel, che per anni ha denunciato gli abusi della dittatura: "Ha passato la vita a provocare danni gravissimi, ed ha lasciato un segno sulla vita del Paese", ha detto a caldo l'attivista per i diritti umani. "La sua morte elimina la presenza fisica, ma non ciò che ha fatto al Paese".

Subito dopo la leader delle nonne di Plaza de Mayo: "Un essere spregevole ha lasciato questo mondo", ha detto  all'emittente radiofonica Continental Estela de Carlotto. "Ha rivendicato tutti i suoi delitti e non si è mai pentito dei crimini commessi", ha ricordato.