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martedì 16 aprile 2013

Elezioni in Venezuela: Maduro vince di misura. L'opposizione contesta

da www.ilsole24ore.com


Nicholas Maduro (Reuters)Nicholas Maduro (Reuters)
CARACAS - Qualcuno ha spergiurato, di sicuro. Nelle ultime settimane i nostalgici di Hugo Chavez, morto quaranta giorni fa, ripetevano in coro: «Chavez te lo juro, voto por Maduro».
Alla fine Nicolas Maduro, 51 anni, ha vinto le elezioni presidenziali del Venezuela ma di poco, con uno scarto di soli 235mila voti. Una vittoria risicata, quindi, che esprime un dato politico chiaro: non tutti i chavisti hanno riversato su Maduro il proprio voto. Lo si poteva prevedere ma ora è certo, la forte empatia tra presidente e popolo non è replicabile. Il carisma di Maduro non è quello di Chavez. La prima "grana" è arrivata ieri, poche ore dopo l'annuncio della vittoria: José Miguel Insulza, segretario generale dell'Osa (Organizzazione degli Stati americani), ha accolto le proteste dell'opposizione e per questo ha dichiarato di «sostenere» il riconteggio dei voti per presunte irregolarità. Quindi Maduro, proclamato vincitore, dovrà dirimere la patata bollente del ricalcolo delle schede. I risultati ufficiali annunciati dal presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne), Tibisay Lucena, sono questi: Maduro vince con il 50,66% dei voti, mentre Capriles ottiene il 49,07%. Quest'ultimo era stato battuto da Chavez con una differenza di 1,6 milioni di voti.

Un mandato presidenziale, quindi, in salita in un Paese polarizzato che vive una crisi economica seria. Ex ministro degli Esteri, ex sindacalista, ex autista di autobus, Maduro ha eroso gran parte di quel vantaggio che Chavez lo scorso ottobre aveva ottenuto nei confronti dell'avversario Henrique Capriles, 41 anni, liberista convertito, almeno in campagna elettorale, in socialdemocratico.

Il presidente eletto Maduro, che è anche presidente ad interim, ieri ha dichiarato che si tratta di un «un trionfo elettorale giusto, legale e popolare» perché «è la decisione del popolo», e anche se ha lanciato un appello «a favore della pace e dell'amore», ha accusato Capriles di avergli telefonato per offrirgli un patto politico. La reazione dello sfidante è stata durissima: Capriles ha annunciato che non riconoscerà la vittoria di Maduro finchè «non sarà verificato il 100% dei voti». Maduro è l'attuale leader del Partito socialista unito del Venezuela. Molto vicino a Cuba, ha tenuto una campagna elettorale rievocando in più occasioni la figura di Chavez, garantendo di portare avanti la sua «rivoluzione socialista». Poco dopo la morte del presidente, Maduro ha aperto un profilo Twitter ufficiale. Ha terminato la sua campagna con un bagno di folla a Caracas, affiancato da Diego Armando Maradona.

È stato lo stesso Hugo Chavez, nell'ultimo drammatico discorso pubblico prima dell'ultimo intervento a L'Avana, a designarlo come suo erede politico alla presidenza del Venezuela, lo scorso dicembre. Maduro incassa le congratulazioni di Russia e Cina, giganti economici e politici con cui il Venezuela può continuare a siglare accordi. Ma per il suo governo Maduro, oltre al riconteggio dei voti, si aprono scenari difficili: l'economia venezuelana è in crisi, l'inflazione supera il 30% annuo, il bolivar (la moneta) ha subìto progressive svalutazioni e non incarna lo spirito glorioso della Rivoluzione bolivariana magnificata da Chavez negli ultimi anni. Il suo "Socialismo del XXI secolo" ha redistributo risorse a favore dei più poveri che finalmente hanno fruito di servizi medici nelle baraccopoli. Vero. Ma la struttura economica è rimasta petrolio-dipendente, i proventi petroliferi non sono stati dirottati in un progetto-Paese che modificasse, almeno in parte, la connotazione di produttore di greggio. Eppure questo era uno dei primi obiettivi annunciati da Chavez quattordici anni fa.