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mercoledì 6 marzo 2013

Il Venezuela dopo la morte di Chavez: elezioni presidenziali entro 30 giorni

da www.repubblica.it

Il successore designato Maduro assumerà l'interim e sarà il candidato governativo alla guida del Paese. L'opposizione fa appello all'unità. "Il comandante condannato dai nemici". Washington: "Accuse assurde"

CARACAS - Hugo Chavez è morto. L'uomo che ha guidato il Venezuela negli ultimi 14 anni è spirato dopo una lunga lotta con il cancro. Poco dopo aver dato l'annuncio della morte del presidente, il governo di Caracas ha reso noto che le forze armate sono schierate in tutto il Paese per "garantire il rispetto della Costituzione". Poi ha dato la notizia che il vice presidente Nicolas Maduro assumerà il potere ad interim e che nel giro di trenta giorni gli elettori saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo capo dello Stato, secondo "il mandato lasciato dal comandante presidente Hugo Chavez".

L'ascesa del successore designato dallo stesso Chavez, che sarà il candidato governativo alle elezioni, rappresenta una forzatura in quanto la legge fondamentale prevede che l'interim venga assunto dal presidente del Parlamento, Diosdato Cabello. I funerali di Chavez si svolgeranno venerdì prossimo all'Accademia Militare di Caracas. Il Venezuela osserverà sette giorni di lutto e le scuole rimarranno chiuse per tre giorni.

L'annuncio della morte. La notizia della morte del cinquantottenne leader bolivariano è stata data da Maduro. "Per la nostra patria questa è un momento di profondo dolore", ha detto, interrompendosi a tratti fra i singhiozzi, parlando di "una tragedia storica" per il Venezuela, ma rivendicando anche "l'eredità, il progetto e le bandiere" di Chavez. "Chi muore per la vita non può essere considerato morto", ha continuato invitando "il popolo" a scendere in piazza per onorare il defunto.

Poi l'avvertimento agli oppositori, affidato al ministro della Difesa, Diego Molero: "Le forze armare bolivariane sono dispiegate in tutto il Paese" per garantire l'ordine, ha detto, assicurando "il rispetto delle Costituzione" e invocando al contempo "la concordia" nazionale.

Subito dopo l'annuncio, moltissimi venezuelani si sono riversati nelle strade, a Caracas e non solo. Nei pressi dell'ospedale militare in cui Chavez è stato ricoverato nelle ultime due settimane si è radunata una folla commossa e preoccupata. In tanti piangevano e singhiozzavano, in tanti pregavano e si interrogavano sul futuro. Molti negozianti hanno preferito chiudere, mentre le vetture e gli autobus che passavano suonavano il clacson in segno di saluto al laeder scomparso.

Le accuse ai "nemici". Poche ore prima Maduro aveva preso la parola in un lungo intervento in tv, dinanzi ai vertici del Paese, evocando l'ombra di un presunto complotto nemico (leggi statunitense) dietro la malattia che aveva colpito il "comandante". In quelle ore Caracas aveva ammesso che le  condizioni di Chavez erano ormai "molto delicate" a causa di un aggravamento dei problemi respiratori provocati da "una nuova grave infezione" respiratoria.

Il cancro che da più di un anno sta consumando Chavez è opera dei nemici "imperialisti" del Venezuela, che vogliono "destabilizzare" il Paese, aveva tuonato Maduro. Tali nemici - aveva aggiunto - hanno inoculato la malattia al leader 'bolivariano' così come denunciato nel caso del leader palestinese Yasser Arafat.

Maduro aveva dunque adombrato una teoria del complotto, lanciando accuse soprattutto contro Washington ed annunciando l'espulsione di due funzionari dell'ambasciata Usa a Caracas. "Non abbiamo nessun dubbio" sul fatto che il presidente "è stato attaccato con questa malattia" da "nemici che tentavano di eliminarlo".  "Non abbiamo d'altra parte dubbi sul fatto che arriverà il momento giusto nella storia in cui verrà creata una commissione scientifica che proverà che è stato attaccato con questa malattia", aveva rincarato davanti agli uomini del governo e dei comandi militari e ai governatori delle regioni rette dai "chavisti", oltre che ai milioni di venezuelani che erano incollati agli schermi televisivi. "Stiamo seguendo le piste degli elementi che configurano questo complotto velenoso", aveva avvertito, paragonando il destino di Chavez a quello di Arafat e attribuendone la responsabilità al "nemico storico della Patria". "Il comando politico e militare della rivoluzione - aveva concluso - è unito e coeso, e chiama il popolo alla disciplina assoluta, a serrare le fila con il comandante della rivoluzione" contro "l'imperialismo statunitense" e l' "oligarchia dei senza patria".

Immediata la reazione del dipartimento di Stato americano che aveva definito "assurde" le affermazioni dei dirigenti venezuelani. Più tardi, dopo la morte di Chavez, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha auspicato "rapporti costruttivi" con il governo di Caracas ribadendo "l'appoggio al popolo venezuelano".

L'appello dell'opposizione. Il leader dell'opposizione Henrique Capriles ha manifestato il proprio cordoglio alla famiglia e ai sostenitori del presidente scomparso e ha lanciato un appello all'unità. "In un momento così difficile, dobbiamo dimostrare il nostro profondo amore e rispetto per il nostro Venezuela - ha scritto su Twitter - La mia solidarietà ai familiari e ai seguaci del presidente Hugo Chavez. Ci appelliamo all'unità tra i venezuelani".

Il messaggio della figlia di Chavez. Maria Gabriela Chavez ha pubblicato un tweet nel quale chiede ai sostenitori del padre di "seguire il suo esempio: dobbiamo continuare a costruire la Patria". Nella pagina @Maby80, la figlia di Hugo Chavez ha scritto: "Non ho parole. Eternamente GRAZIE! Forza! Dobbiamo seguire il suo esempio: dobbiamo continuare a costruire PATRIA! Hasta siempre, babbino mio!".
(06 marzo 2013)