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lunedì 25 giugno 2012

Paraguay, destituito Fernando Lugo

da www.eilmensile.it

23 giugno 2012versione stampabile
Alessandro Grandi
Fernando Lugo non è più il presidente del Paraguay. Il Senato del Paese l’ha destituito dal suo ruolo dopo l’accusa di “inettitudine e mancanza di decoro”. Al suo posto andrà il vicepresidente Federico Franco (Partito Liberale), 49 anni, medico e fervente cattolico, che ha giurato nella notte.

“Accetto ciò che ha deciso la legge anche se il parlamento è stato raggirato” ha detto Lugo durante il suo ultimo discorso.
Lugo paga la gestione sbagliata degli scontri della scorsa settimana a Curuguaty (250 chilometri a nord dalla capitale), dove 300 agenti della polizia si scontrarono con 150 contadini che avevano occupato la fattoria dell’ex senatore Blad Riquelme, notissimo imprenditore del Paese ed avversario politico del presidente. In quell’occasione morirono otto agenti e nove contadini. L’ex senatore ha sostenuto che fra i contadini ci fossero dei guerriglieri dell’Epp (Ejercito del Pueblo Paragauyo).
Non appena appresa la notizia nella capitale Asuncion i fedelissimi di Fernado Lugo sono scesi per le strade a manifestare il loro dissenso. In diverse zone della città sono scoppiati incidenti, soprattutto nella Piazza delle Armi, dove gruppi di contadini hanno affrontato la polizia, ingaggiando violenti corpo a corpo. Finora non si ha notizia di vittime o feriti, e dalla polizia locale non arrivano informazioni in merito ad eventuali arresti.
Il ministro per l’Adolescenza e l’Infanzia, Liz Torres ha abbandonato il suo incarico. “Tenendo conto che sono stata chiamata a far parte di un progetto per il Paese che tenesse in considerazione la giustizia e la tolleranza, e che ha sempre voluto radicare nella società i principi di giustizia sociale e democrazia, ritengo imprescindibile la mia rinuncia all’incarico” ha detto la Torres. Stessa decisione per Esperanza Martinez, ministro della Salute Pubblica.
La decisione del Senato paraguayano ha scatenato la reazione dei Paesi legati all’Unasur (Unione delle Nazioni Sudamericane), che hanno respinto la messa in stato d’accusa del presidente e hanno minacciato di applicare la “clausola democratica” nei confronti di Asuncion. Questo potrebbe aprire scenari politici nuovi per il Paraguay. “Le cancellerie aderenti all’Unasur – si legge nel comunicato diffuso dall’Organizzazione – riaffermano che è imprescindibile il rispetto delle clausole democratiche votate dal Mercosur, Unsasur e dal Celac. Le cancellerie considerano che le azioni in corso in Paraguay potrebbero essere comprese negli articoli 1, 5 e 6 del Protocollo Addizionale del Trattato Costitutivo dell’Unasur sull’impegno per la democrazia, fatto che potrebbe configurare una minaccia all’ordine democratico, omettendo il rispetto al giusto processo. I Governi dell’Unasur valuteranno quale sia la misura più appropriata per continuare la cooperazione nel quadro dell’integrazione sudamericana”.
Da Quito (Ecuador) il presidente Rafael Correa oltre a ritenere “illegittimo il nuovo esecutivo” ha fatto sapere di essere disposto a chiudere le frontiere se Lugo non verrà “sottoposto a un processo equo”. Bolivia, Argentina e Brasile dal canto loro hanno fatto sapere di non riconoscere il nuovo governo.
Lugo è stato eletto presidente del Paraguay il 20 aprile del 2008 e fu il primo presidente di sinistra del Paese. Ex vescovo della diocesi più povera della nazione, fu sospeso ‘a divinis’ e si dedicò totalmente alle attività politiche. Ora alla guida del Paese torna un liberale, Federico Franco, che negli ultimi tempi aveva duramente contestato Lugo.

lunedì 4 giugno 2012

Perù, emergenza mineraria: decretato lo stato d’emergenza

da www.eilmensile.it

4 giugno 2012versione stampabile
Il governo peruviano ha dichiarato lo stato di emergenza – o di eccezione – nel dipartimento di Espinar, nelle Ande, dopo una settimana di proteste dei lavoratori delle miniere, durante le quali sono morti due manifestanti. Più di 70 gli agenti feriti in scontro violenti che hanno incluso anche blocchi di strade.
Le proteste sono scaturite sia da rivendicazioni salariali sial dal fatto che la miniera di rame di Tintaya, vicino a Cuzco, sta pregiudicando l’ambiente, senza che la propietaria della miniera, l’impresa svizzera Xstrata, investi sufficientemente nell’economia locale. I manifestanti esigono che l’apporto dell’azienda allo sviluppo della zona si elevi dal 3 al 30 percento. Dopotutto Xstrata Copper è il quarto produttore di rame al mondo, con miniere in Cile, Colombia, Argentina e Repubblica domenicana. Nel solo Perù sono quattro i progetti a cui lavora, ma tiene a precisare che non è vero che il suo apporto all’economia peruviana sia piccolo.
Intanto, il presidente del Consiglio dei Ministri, Óscar Valdés, ha decretato lo stato d’emergenza per 30 giorni, nei quali le forze dell’ordine avranno il totla controllo della situazione, e ha invitato la gente a sospendere le proteste e intavolare un dialogo. Le libertà civili di Espinar, dunque, come il diritto di riunione, sono per ora sospese. Eliminate anche le garanzie relative alla libertà di transito, alla sicurezza personale e alla inviolabilità del domicilio. E questo nonostante lo Stato lo abbia applicato per “ristabilire il pieno rispetto dei diritti”.
Si tratta della seconda volta che il presidente Ollanta Humala ricorre a questa misura di forza per gestire l’emergenza mineraria. Lo scorso dicembre toccà alla regione di Cajamarca.