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martedì 28 giugno 2011

Ecuador, catturato leader delle Farc illegalmente a Quito per curarsi

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Era in un centro commerciale con la compagna, Verranno estradati in Colombia

La polizia dell'Ecuador ha annunciato la cattura di Fabio Ramirez Artunduaga, ritenuto il capo e il tesoriere del Frente 48 delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che opera nel dipartimento Putumayo, la regione al confine con l'Ecuador. L'uomo, entrato illegalmente nel paese limitrofo per cure mediche la settimana scorsa, è stato arrestato insieme alla sua compagna in uno shopping centre a sud della capitale Quito. I due verranno estradati in Colombia, secondo quanto riferito dal direttore dell'Immigrazione, colonnello Victor Hugo Gangotena.

domenica 5 giugno 2011

Perù: exit poll, vince Humala

Articolo tratto da "Il Secolo XIX" (http://www.ilsecoloxix.it)

05-06-2011 - 23:10(ANSA) - LIMA, 5 GIU - L'ex militare nazionalista di sinistra Ollanta Humala ha raccolto il 52,6% dei voti al ballottaggio presidenziale oggi in Peru', a fronte del 47,4% della candidata della destra Keiko Fujimori, secondo i primi exit poll resi noti a Lima dall'istituto Ipsos, dopo la chiusura delle urne.

Il Perù sceglie il suo presidente tra la Fujimori e il "Lula" andino

Articolo tratto da "Repubblica" (http://www.repubblica.it)

AL VOTO

Domenica [cioè oggi] il ballottaggio per il nuovo capo di Stato tra la figlia dell'ex dittatore in carcere per corruzione e Ollanta Humala. Ambedue promettono di distribuire il benessere accumulato in cinque anni di sviluppo. Con la stessa ricetta populista

di DANIELE MASTROGIACOMO UN Perù ricco, sfavillante, avvolto da una sorprendente crescita economica a due cifre, si spacca su chi dovrà guidare il paese nei prossimi cinque anni. Domenica [cioè oggi] si svolge il ballottaggio delle elezioni presidenziali e i due candidati usciti vincitori al primo turno si contendono l'ultimo pugno di voti. Sia Keiko Fujimori, figlia del presidente-dittatore oggi in carcere per violazione dei diritti umani e corruzione, sia Ollanta Humala, ex militare deciso a seguire le orme del brasiliano Lula, hanno un programma simile: entrambi populisti, promettono di distribuire il benessere accumulato in cinque anni di sviluppo e di colmare la povertà che colpisce il 30 per cento della popolazione. Ma mentre Keiko punta a farlo garantendo ai grandi investitori stranieri libertà di impresa e partecipazione allo sfruttamento del settore minerario, Ollanta annuncia la nazionalizzazione delle principali imprese del paese e promette di estendere a tutti sanità e istruzione.

Gli errori di Fujimori. Due modi opposti di gestire le ottime condizioni economiche del momento ma su cui il paese si gioca il futuro. Leader di "Fuerza 2011", Keiko Fujimori paga lo scotto di essere la figlia di un presidente amato e odiato dai peruviani. Dopo cinque anni di buon governo, con la sconfitta del terrorismo sanguinario di Sendero luminoso e l'uscita da una grave recessione economica, Alberto Fujimori sciolse il Parlamento d'autorità in una sorta di golpe bianco, finì per restare prigioniero della potente casta militare, avallò
le operazioni sporche dei servizi segreti e fu travolto da una serie di scandali per corruzione. L'ultimo sondaggio, pubblicato lunedì scorso, attribuiva alla candidata del centrodestra il 51,1 per cento dei voti mentre Humala era attestato sul 48,9. Ma una rilevazione segreta fatta girare nelle ultime ore riduce di molto la forbice: tra Keiko e Ollanta c'è ormai una differenza di un solo punto di percentuale. Un margine così ristretto impedisce una previsione attendibile e tutto lascia pensare che il verdetto sarà deciso all'ultimo voto. Se prevalesse, Keiko Fujimori, a 35 anni, sarebbe la prima donna e la più giovane presidente del paese andino. Se vincesse Ollanta Humala si rafforzerebbe l'asse con Brasile e Colombia.

Paure e riscatto. Il candidato di "Perù posible" è visto con vero terrore dalla media e alta borghesia memore dei guasti provocati dal generale Juan Velasco Alvarado, capo di una giunta militare che governò il Perù negli anni 70, l'unica di sinistra nell'America latina dominata dalle dittature fasciste. Molti temono di tornare indietro nella storia, di vedere sfumato il miracolo economico del momento. La piccola borghesia, la massa di contadini, soprattutto indios andini, e la popolazione delle regioni più remote della giungla amazzonica lo considerano invece l'uomo del riscatto. Keiko Fujimori viene criticata per non aver mai preso le distanze della scelte golpiste del padre. Tutti sono convinti che una volta eletta concederà l'aministia al presidente-dittatore rinchiuso in carcere. Anche se lei continua a negarlo e che non interferirà mai nel giudizio indipendente della magistratura. Se Alberto Fujimori dovesse tornare in libertà appare scontato che guiderà l'azione della figlia dietro le quinte e di fatto governerà il paese. Toccherà a Keiko far valere la sua maturità politica.

Alta tensione. La campagna si è chiusa in un clima avvelenato, tra scambi di accuse e colpi bassi. Nell'ultimo confronto in tv prima del silenzio elettorale, Ollanta Humala ha ricordato a Keiko Fujimori che durante il regime di suo padre vennero sterilizzate con la forza ben 300 mila donne, soprattutto nelle regioni andine, nell'ambito di un programma per il controllo delle nascite. Il ministero della Salute ha raccolto un dossier nel quale sono documentati 200 mila casi di sterilizzazione avvenuti tra il 1996 e il 1997. Ci furono anche 18 morti. Keiko si è difesa. Ha sostenuto che fu una decisione autonoma dell'allora ministro della Salute Alejandro Aguinaga, oggi seduto in Parlamento tra gli scranni di "Fuerza 2011". Gruppi femministi peruviani hanno protestato con forza e chiesto che Aguinaga venga dimesso dal suo incarico. Ma la figlia di Fujimori ha reagito a sua volta accusando Humala di una serie di abusi sulla popolazione civile durante la fase finale della guerra contro Sendero (1982) e di aver avuto legami con il narcotraffico (1992).

Le indicazioni di Vargas Llosa. Su Keiko Fujimori si riverseranno i voti del Ppk di Pedro Pablo Kuczynski, un economista liberale battuto per un soffio al primo turno, la maggioranza di quelli di Luis Castaneda, centrista, e quelli di Mercedes Araoz, ministro dell'Economia del governo uscente di Alan Garcia. Potrebbero essere insufficienti. Perfino lo scrittore Mario Vargas Llosa, da anni critico sulla politica peruviana, è voluto scendere in campo. Davanti alla prospettiva di una vittoria di Keiko Fujimori e Ollanta Humala, il Premio Nobel per la letteratura disse che sarebbe stato come scegliere "tra l'Aids e il cancro"; ieri si è presentato in tv e ha invitato a votare il "male minore", cioè Humala. La borsa di Lima ha vissuto una settimana difficile, con i titoli che hanno oscillato tra forti perdite e robusti recuperi. La Confindustria peruviana, assieme ai grandi gruppi editorali, si schiera con la Fujimori; i giovani tra i 18 e i 35 anni, la maggioranza della società, contro. Su Facebook la pagina "No a Keiko" ha già raccolto 182 mila adesioni.

(04 giugno 2011) © Riproduzione riservata