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giovedì 25 agosto 2011

Cile, sciopero generale: saccheggi e tentato assalto caserma

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Oggi sono previste altre manifestazioni a Santiago per il secondo giorno di sciopero generale, indetto ieri dal sindacato Cut

Le autorità cilene riferiscono che il bilancio del primo giorno di sciopero generale a Santiago, indetto ieri dalla Centrale unitaria dei lavoratori (Cut), è di 42 carabinieri feriti, 348 arresti, 285 autobus danneggiati e diversi semafori distrutti.

Secondo gli agenti ci sarebbero stati anche diversi casi di saccheggi, oltre a un tentativo di assalto ad una caserma di polizia. Nel settore nord della capitale la polizia avrebbe utilizzato anche lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti.

Oggi Santiago si prepara a una nuova giornata di scioperi: sono previste quattro marce autorizzate e alcuni manifestanti hanno già allestito delle barricate.

Il sindacato chiede una riforma sulle pensioni e maggiori finanziamenti per il sistema sanitario. Nello scorso mese il Paese era già stato teatro delle proteste degli studenti, che chiedono maggiori fondi per l'istruzione pubblica.

La scorsa settimana il presidente Sebastiàn Pinera, che secondo i sondaggi avrebbe perso l'appoggio del 30 per cento dei cittadini, aveva dichiarato che, anche se i dimostranti vogliono "educazione e sistema sanitario gratuito...niente è gratuito nella vita. Qualcuno deve pagare."

mercoledì 3 agosto 2011

Colombia, strage di docenti

Articolo tratto da Peace Reporter (http//it.peacereporter.net)


In dieci anni, 949 insegnanti uccisi dalle bande armate, 4003 minacciati, 1092 sfollati, 60 scomparsi e 70 rifugiati. E 15 sono stati uccisi da gennaio a ora

In Colombia tutti i professori e i maestri delle aree più martoriate dal conflitto interno subiscono pressioni e minacce e spesso vengono uccisi. Se poi insegnano musica o storia, il rischio di morire aumenta in maniera esponenziale. Una cruda realtà, confermata anche dagli ultimi episodi di violenza e sopraffazione avvenuti nel dipartimento di Córdoba, dove 44 docenti sono fuggiti dalla scuola Las Delicias dopo il messaggio inviato loro da alcune bande criminali che intimavano loro "O pagate 14 milioni di pesos o... !". Una minaccia chiara che è bastata per spaventarli a morte e spingerli a rifugiarsi nella sede del sindacato regionale che è ormai avvezzo a questi fatti. Così 1100 alunni dell'istituto rurale di Tierralta sono rimasti senza professori e stanno perdendo preziose giornate di scuola.

Eppure questi avvenimenti sono routine in questo paese, dove estorsioni e minacce si tramutano spesso in condanne a morte. Negli ultimi dieci anni, tra gli educatori che lavorano nelle aree di conflitto si contano 949 maestri assassinati, 4003 minacciati, 1092 sfollati, 60 scomparsi e 70 rifugiati. E se a questo si sommano le cifre dei sindacalisti, degli operatori umanitari, dei giornalisti, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, le vittime si centuplicano.

"Perlomeno questa volta i maestri sono stati avvisati - ha commentato Luis Grubert della Federazione colombiana degli educatori intervistato da Bbc Mundo - Ci sono molti altri casi in cui non li avvisano neppure, li uccidono a sangue freddo e festa finita". Autore del messaggio ai docenti di Las Delicias, una delle tante Bacrim, le cosiddette bande armate emergenti, ossia gruppi di paramilitari ritornati grandi dopo la farsa della smobilitazione. Bande che gestiscono il business più redditizio di Colombia, il narcotraffico. Ma i maestri sono "una specie" da tenere sott'occhio per tutti i gruppi illegali. Specialmente in una zona come questa dove il conflitto è aperto e senza esclusione di colpi, data la presenza della guerriglia e delle forze paramilitari vecchio stampo. "Dato che i maestri - ha aggiunto Grubert - sono in ogni parte del paese, e dato che sono una presenza statale, diventano obiettivi di tutti gli attori armati. Questo fa dei docenti il settore che più ha versato sangue in questa guerra".

Luis Grubert identifica Córdoba e "alcune altre zone del dipartimento di Sucre" come i settori dove si sono registrati più problemi ultimamente. Anche se ricorda problematiche simili nella zona di Tibú (Norte de Santander) e nel dipartimento del Magdalena (uno dei principali teatri operativi delle Farc). "E infine ci sono zone molto pericolose in alcuni quartieri di Medellín, dove le Bacrim dettano legge", ha precisato.

Da gennaio 2010 a oggi, sono 636 i docenti minacciati, eppure il governo non sembra scomporsi. "E' un tema che preoccupa sempre ", si è limitato a commentare a Bbc Mundo il viceministro all'Istruzione Mauricio Perfetti, nonostante solo quest'anno già si contino 15 maestri assassinati e almeno 200 sotto minaccia.

Grubert è sicuro che la chiave di tutto stia nel fatto che il maestro, come parte del suo lavoro, deve interpretare la realtà dell'ambiente in cui vive "e ai gruppi armati questo non piace". È comune, per esempio, che un maestro orienti un bambino a dire no alle armi, e questo certo non va giù a chi arruola i ragazzini per ingrassare le truppe.

È esplicativo il caso del professor 'Róger Alberto', per usare un nome di fantasia, un maestro di un paesino del dipartimento di Córdoba, che un mese fa è dovuto scappare per restare vivo. Le minacce erano continue fino a che il suo non è diventato un caso di morte annunciata. Il fatto è che in questo posto, ogni dieci case, sette hanno o il figlio, o il cugino, o il nipote invischiato in una banda armata. E che lui fosse ormai nel libro nero sono riusciti a farglielo capire coloro che mai avrebbero voluto vederlo morto. "Così sono riuscito a fuggire in tempo", spiega. Il fatto è che 'Róger' dava fastidio per i differenti progetti che andava promuovendo a scuola. "Per esempio le lezioni sull'educazione sessuale, che andavano a rompere le uova nel paniere ai capi paramilitari che erano soliti arrivare e prendersi una bambina di dodici-tredici anni in cambio di soldi, come se acquistassero una vacca o un bue. Il tutto dietro l'approvazione dei genitori che tolleravano. "Grazie a queste lezioni, però - precisa - siamo riusciti ad abbassare gli indici di questa violenza". Progetti che dunque davano fastidio, come quelli sulla democrazia o sulla musica, impostato sul principio che chi suona uno strumento difficilmente impugnerà un'arma. "Tutti questi linguaggi, questo tipo di comunicazione, era in pieno sviluppo. Ed è questo credo ciò che a quelli là non piaceva", ha concluso il professore.
E Grubert ha precisato come in alcune zone ai maestri sia proibito catecoricamente insegnare Storia.

E nonostante apparentemente il Governo vada ridimensionando questa emergenza, sta in realtà prendendo provvedimenti per rendere più sicura questa professione. Dal 2003 esiste un comitato speciale incaricato di valutare le situazioni dei docenti minacciati e sono state emesse varie direttive ministeriali che cercano di facilitare il trasferimento di insegnanti per motivi di sicurezza. Esiste anche un gruppo interistituzionale per la prevenzione delle minacce ai maestri composto dai ministeri della Educcazione, dell'Interno, della Giustizia e della Protezione Sociale, oltre che della Procura generale della nazione, la vicepresidenza della Repubblica e lo stesso sindacato. Ma la situazione resta grave e i maestri chiedono soltanto una cosa, che le scuole siano rispettate come "territori di pace in un paese in conflitto".

Stella Spinelli

martedì 19 luglio 2011

Bolivia, ore decisive per l''Octubre Negro'

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)

La Fiscalia boliviana chiede 25 anni di carcere per l'ex presidente Sanchez de Losada, accusato di genocidio per le morti dell''Octubre Negro' 2003

E' impossibile dimenticare ciò che accadde a cavallo fra settembre e ottobre del 2003 a El Alto, località non distante da La Paz, centro nevralgico dell'economia boliviana.

È difficile che i campesinos che abitano la città cancellino dalla loro mente quello che ancora oggi viene chiamato "Octubre Negro" (ottobre nero) un mese di proteste contadine culminato con la violenta repressione da parte dell'esercito boliviano.

Sul campo restarono i corpi senza vita di 67 persone, tutti contadini che tentavano di bloccare la strada al trasporto di gas boliviano verso gli Usa. Era l'ennesimo furto legalizzato dall'amministrazione statale boliviana complice delle multinazionali che sfruttavano popolo e risorse. Una questione vecchia come il mondo in Bolivia, che fortunatamente oggi sarebbe impossibile da immaginare.

Negli ospedali della zona arrivarono 400 feriti. Molti altri non ritennero opportuno recarsi al pronto soccorso. Tanta gente gridò al genocidio. La rabbia saliva ogni minuto che passava. La tensione fra esercito e popolazione era altissima, le uccisioni sommarie costrinsero alla fuga (negli Usa) l'allora presidente padrone Gonzalo Sanchez de Losada, conosciuto come Goni o peggio come "El Gringo", e alcuni dei suoi fedelissimi ministri.

Oggi, sapremo qualcosa in più. Già un primo passo è stato fatto e i giudici del caso, Milton Mendoza e Mirna Aranciba, hanno considerato incostituzionale il dispiegamento dell'esercito per "reprimere le proteste con la scusa della presenza di gruppi guerriglieri e cospiratori". Per queste ragioni sono state chieste pene non inferiori ai 25 anni di reclusione.

Alessandro Grandi

sabato 16 luglio 2011

Cile, nuove proteste studentesche contro la riforma

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)

Sindacati e studenti in piazza contro le nuove misure del Governo di Sebastián Piñera

Il Governo di Sebastián Piñera per metter fine alle tensioni che hanno animato il clima di quest'inverno cileno ha proposto "un Gran Acuerdo Nacional por la Educación" (l'accordo GANE).
La proposta non ha però convinto gli studenti che sono nuovamente scesi in piazza per manifestare il loro disaccordo contro la riforma presentata pochi giorni fa.
Questa è la terza manifestazione indetta nell'ultimo periodo ed è stata organizzata dalla Confederazione degli Studenti del Chile (Confech).

I partecipanti sono per lo più sindacati e civili che insieme costituiscono il "Frente por la Educación".
Le principali richieste degli studenti sono maggiori risorse da investire nell'istruzione, un abbassamento dei prezzi nel trasporto pubblico, agevolazioni economiche agli studenti e soprattutto l'abbattimento delle disuguaglianze tra scuola pubblica e privata, quest'ultima sempre più agevolata e privilegiata.

martedì 28 giugno 2011

Ecuador, catturato leader delle Farc illegalmente a Quito per curarsi

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Era in un centro commerciale con la compagna, Verranno estradati in Colombia

La polizia dell'Ecuador ha annunciato la cattura di Fabio Ramirez Artunduaga, ritenuto il capo e il tesoriere del Frente 48 delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che opera nel dipartimento Putumayo, la regione al confine con l'Ecuador. L'uomo, entrato illegalmente nel paese limitrofo per cure mediche la settimana scorsa, è stato arrestato insieme alla sua compagna in uno shopping centre a sud della capitale Quito. I due verranno estradati in Colombia, secondo quanto riferito dal direttore dell'Immigrazione, colonnello Victor Hugo Gangotena.

domenica 5 giugno 2011

Perù: exit poll, vince Humala

Articolo tratto da "Il Secolo XIX" (http://www.ilsecoloxix.it)

05-06-2011 - 23:10(ANSA) - LIMA, 5 GIU - L'ex militare nazionalista di sinistra Ollanta Humala ha raccolto il 52,6% dei voti al ballottaggio presidenziale oggi in Peru', a fronte del 47,4% della candidata della destra Keiko Fujimori, secondo i primi exit poll resi noti a Lima dall'istituto Ipsos, dopo la chiusura delle urne.

Il Perù sceglie il suo presidente tra la Fujimori e il "Lula" andino

Articolo tratto da "Repubblica" (http://www.repubblica.it)

AL VOTO

Domenica [cioè oggi] il ballottaggio per il nuovo capo di Stato tra la figlia dell'ex dittatore in carcere per corruzione e Ollanta Humala. Ambedue promettono di distribuire il benessere accumulato in cinque anni di sviluppo. Con la stessa ricetta populista

di DANIELE MASTROGIACOMO UN Perù ricco, sfavillante, avvolto da una sorprendente crescita economica a due cifre, si spacca su chi dovrà guidare il paese nei prossimi cinque anni. Domenica [cioè oggi] si svolge il ballottaggio delle elezioni presidenziali e i due candidati usciti vincitori al primo turno si contendono l'ultimo pugno di voti. Sia Keiko Fujimori, figlia del presidente-dittatore oggi in carcere per violazione dei diritti umani e corruzione, sia Ollanta Humala, ex militare deciso a seguire le orme del brasiliano Lula, hanno un programma simile: entrambi populisti, promettono di distribuire il benessere accumulato in cinque anni di sviluppo e di colmare la povertà che colpisce il 30 per cento della popolazione. Ma mentre Keiko punta a farlo garantendo ai grandi investitori stranieri libertà di impresa e partecipazione allo sfruttamento del settore minerario, Ollanta annuncia la nazionalizzazione delle principali imprese del paese e promette di estendere a tutti sanità e istruzione.

Gli errori di Fujimori. Due modi opposti di gestire le ottime condizioni economiche del momento ma su cui il paese si gioca il futuro. Leader di "Fuerza 2011", Keiko Fujimori paga lo scotto di essere la figlia di un presidente amato e odiato dai peruviani. Dopo cinque anni di buon governo, con la sconfitta del terrorismo sanguinario di Sendero luminoso e l'uscita da una grave recessione economica, Alberto Fujimori sciolse il Parlamento d'autorità in una sorta di golpe bianco, finì per restare prigioniero della potente casta militare, avallò
le operazioni sporche dei servizi segreti e fu travolto da una serie di scandali per corruzione. L'ultimo sondaggio, pubblicato lunedì scorso, attribuiva alla candidata del centrodestra il 51,1 per cento dei voti mentre Humala era attestato sul 48,9. Ma una rilevazione segreta fatta girare nelle ultime ore riduce di molto la forbice: tra Keiko e Ollanta c'è ormai una differenza di un solo punto di percentuale. Un margine così ristretto impedisce una previsione attendibile e tutto lascia pensare che il verdetto sarà deciso all'ultimo voto. Se prevalesse, Keiko Fujimori, a 35 anni, sarebbe la prima donna e la più giovane presidente del paese andino. Se vincesse Ollanta Humala si rafforzerebbe l'asse con Brasile e Colombia.

Paure e riscatto. Il candidato di "Perù posible" è visto con vero terrore dalla media e alta borghesia memore dei guasti provocati dal generale Juan Velasco Alvarado, capo di una giunta militare che governò il Perù negli anni 70, l'unica di sinistra nell'America latina dominata dalle dittature fasciste. Molti temono di tornare indietro nella storia, di vedere sfumato il miracolo economico del momento. La piccola borghesia, la massa di contadini, soprattutto indios andini, e la popolazione delle regioni più remote della giungla amazzonica lo considerano invece l'uomo del riscatto. Keiko Fujimori viene criticata per non aver mai preso le distanze della scelte golpiste del padre. Tutti sono convinti che una volta eletta concederà l'aministia al presidente-dittatore rinchiuso in carcere. Anche se lei continua a negarlo e che non interferirà mai nel giudizio indipendente della magistratura. Se Alberto Fujimori dovesse tornare in libertà appare scontato che guiderà l'azione della figlia dietro le quinte e di fatto governerà il paese. Toccherà a Keiko far valere la sua maturità politica.

Alta tensione. La campagna si è chiusa in un clima avvelenato, tra scambi di accuse e colpi bassi. Nell'ultimo confronto in tv prima del silenzio elettorale, Ollanta Humala ha ricordato a Keiko Fujimori che durante il regime di suo padre vennero sterilizzate con la forza ben 300 mila donne, soprattutto nelle regioni andine, nell'ambito di un programma per il controllo delle nascite. Il ministero della Salute ha raccolto un dossier nel quale sono documentati 200 mila casi di sterilizzazione avvenuti tra il 1996 e il 1997. Ci furono anche 18 morti. Keiko si è difesa. Ha sostenuto che fu una decisione autonoma dell'allora ministro della Salute Alejandro Aguinaga, oggi seduto in Parlamento tra gli scranni di "Fuerza 2011". Gruppi femministi peruviani hanno protestato con forza e chiesto che Aguinaga venga dimesso dal suo incarico. Ma la figlia di Fujimori ha reagito a sua volta accusando Humala di una serie di abusi sulla popolazione civile durante la fase finale della guerra contro Sendero (1982) e di aver avuto legami con il narcotraffico (1992).

Le indicazioni di Vargas Llosa. Su Keiko Fujimori si riverseranno i voti del Ppk di Pedro Pablo Kuczynski, un economista liberale battuto per un soffio al primo turno, la maggioranza di quelli di Luis Castaneda, centrista, e quelli di Mercedes Araoz, ministro dell'Economia del governo uscente di Alan Garcia. Potrebbero essere insufficienti. Perfino lo scrittore Mario Vargas Llosa, da anni critico sulla politica peruviana, è voluto scendere in campo. Davanti alla prospettiva di una vittoria di Keiko Fujimori e Ollanta Humala, il Premio Nobel per la letteratura disse che sarebbe stato come scegliere "tra l'Aids e il cancro"; ieri si è presentato in tv e ha invitato a votare il "male minore", cioè Humala. La borsa di Lima ha vissuto una settimana difficile, con i titoli che hanno oscillato tra forti perdite e robusti recuperi. La Confindustria peruviana, assieme ai grandi gruppi editorali, si schiera con la Fujimori; i giovani tra i 18 e i 35 anni, la maggioranza della società, contro. Su Facebook la pagina "No a Keiko" ha già raccolto 182 mila adesioni.

(04 giugno 2011) © Riproduzione riservata

venerdì 20 maggio 2011

Ecuador, referendum: la vittoria di Correa

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Con uno stretto margine il presidente ecuadoriano incassa il "Si" su riforma giudiziaria e media. La prossima settimana i risultati ufficiali

Il Presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, vince con un margine relativamente stretto il referendum del 7 maggio, da lui stesso voluto per modificare in dieci punti la carta costituzionale. I conteggi finali mostrano infatti un vantaggio dei "Si" che oscilla tra il 44.96 e il 50.46 percento, contro la schiera dei "No" che si attesta comunque attorno ai 40 punti percentuali.

Tra le proposte più controverse quelle che riguardano la riforma giudiziaria e un maggior controllo politico sui media, mentre molte proteste ha sollevato il progetto di bandire la corrida, pratica tradizionale molto sentita nel Paese.

Per avere conferma ufficiale dei risultati bisognerà comunque attendere la prossima settimana quando si pronuncerà il Consiglio elettorale nazionale. Il referendum è stato visto da molti come una prova di popolarità per il Rafael Correa, in vista delle elezioni presidenziali del 2013, alle quali sembra voler concorrere per la terza volta.

giovedì 14 aprile 2011

Colombia: l'olio di palma il biologico che non convince

Articolo tratto da Salva le Foreste (http://www.salvaleforeste.it), da quest'articolo in poi articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".

L'espansione delle piantagioni di olio di palma si è rivelata una vera e propria piaga del decennio. Foreste incontaminate vengono abbattute mettendo a rischio specie come l'orango e la tigre, immensi pozzi di carbonio come le torbiere vengono distrutti, mentre alle comunità contadine vengono sottratte le terre di cui vivono. Dall'Indonesia al Congo, dalla Malesia alla Colombia, le ruspe della monocoltura avanzano. Dietro di loro, l'industria alimentare, quella dei cosmetici e il nuovo business del cosiddetto biodiesel. Non stupisce che imprese senza scrupoli abbiano dato il via a una vera e propria corsa ai terreni, per accaparrarsi una delle risorse strategiche dei prossimi decenni. Ma tra queste figurino marchi del biologico, è davvero una brutta sorpresa.


Il caso della comunità di contadini Las Pavas è emblematico. "Alla fine degli anni Novanta, un centinaio di famiglie tornarono alla tenuta di Las Pavas, dove i loro antenati avevano vissuto per diverse generazioni. Questa terra era stata occupata da un narcotrafficante, presunto parente del noto signore della droga Pablo Escobar. Inutile resistere ai narcotrafficanti, ma quando questi l'anno abbandonata, i contadini sono subito tornati e hanno iniziato a coltivare con cacao, mais, zucca e altri prodotti agricoli, e inoltrarono allo Stato una richiesta di riconoscimento dei loro diritti di proprietà - ha raccontato Stephan Suhner, della coordinazione delle ONG svizzere, a Swissinfo.ch. - A nulla valsero però le loro rivendicazioni. Qualche mese più tardi i paramilitari si ripresentarono e, usando violenze e minacce, li cacciarono per poi vendere la terra al consorzio El Labrador, legato alla Daabon Organic".

Il consorzio El Labrador associa due imprese, la Aportes San Isidro e la Ci Tequendama, di proprietà della Daabon Organic, una multinazionale che esporta prodotti certificati bio in Europa. Questi terreni, sottratti alle comunità contadine, sono ora coltivati a palma da olio per la produzione di agrocarburanti.

I contadini hanno invano tentato di far valere i propri diritti sulle loro terre ancestrali. Durante il processo di attribuzione della terra, un documento rimase senza firma e tutta la procedura fu quindi poi dichiarata nulla. Secondo il rapporto indipendente, inoltre, le autorità competenti hanno gestito in modo contraddittorio il caso, lasciando crescere le speranze dei contadini, mentre al tempo stesso favorivano gli interessi della multinazionale.

Malgrado le stesse autorità abbiano riconosciuto l'illegalità dello sfratto, dal luglio del 2009 le famiglie di Las Pavas vivono in una situazione di emergenza umanitaria, resa ancora più difficile dalle recenti inondazioni che hanno distrutto i campi e allagato le loro abitazioni. I contadini di Las Pavas, hanno annunciato di voler tornare al loro villaggio, malgrado abbiano ricevuto minacce. Il processo di rivendicazione del loro diritto alla terra è stato sostenuto, tra gli altri, anche dal Programma di sviluppo e pace (finanziato in parte dall'UE), e da SUIPPCOL, il Programma svizzero per la promozione della pace in Colombia di cui fanno parte una decina di ONG, tra cui la stessa Peace Watch e SWISSAID.

Interpellata da swissinfo.ch, la sezione tedesca della Daabon Organic ha precisato di aver abbandonato ogni attività a Las Pavas un mese più tardi, in seguito al fallimento dei negoziati con la comunità di contadini. Una notizia contestata però da ASOCAB e dalle stesse ONG svizzere. "La Daabon Organic continua probabilmente a far parte del consorzio, sotto mentite spoglie - ha spiegato Stephan Suhner a a Swissinfo.ch.- Non solo il suo nome figura tuttora sui documenti ufficiali, ma la multinazionale è anche accusata di far pressione sui membri della comunità, con minacce e tentativi di corruzione".

La vicenda dei contadini di Las Pavas era emersa lo scorso anno, quando Christian Aid e il Body Shop - che importava olio di palma dalla Daabon Organic - incaricarono una commissione indipendente di indagare sul caso. La commissione ha stabilito l'impossibilità di stabilire con certezza la regolarità delle fattoria della Daabon Organic. Nel settembre del 2010 il Body Shop decise di interrompere ogni relazione commerciale con la Daabon Organic.

Preoccupate per l'incolumità dei contadini, le ONG svizzere hanno invitato il Dipartimento degli affari esteri, che finanzia in parte il programma SUIPPCOL, ad intervenire presso le autorità colombiane affinché garantiscano una maggior sicurezza alla popolazione e accelerino il processo di attribuzione della tenuta Las Pavas.

La vicenda di Las Pavas ha gettato qualche ombra anche sull'operato di Bio Suisse che da diversi anni certifica con la propria gemma bio le attività della Daabon Organic. Una scelta che le associazioni svizzere hanno biasimato più volte, chiedendo una presa di posizione più netta all'associazione.

lunedì 21 febbraio 2011

Perù, Wikileaks fa tremare Toledo, l'ex capo di stato favorito alle presidenziali

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

Documenti lo accusano di aver contattato la Casa Bianca per mettere fuori gioco Ollanta Humala nelle elezioni del 2005

Rivelazioni su alcuni candidati alla presidenza del Perù in filo diretto con gli Stati Uniti, pubblicate da Wikileaks, potrebbero far traballare la campagna elettorale in particolare dell'ex presidente Alejandro Toledo, il favorito delle presidenziali in programma il prossimo 10 aprile. il candidato per il Partito Nazionalista Peruviano, Ollanta Humala, ha riferito che l'ambasciatrice Usa a Lima, Rose Likins, ha riferito come Toledo nel 2005 abbia cercato l'appoggio della Casa Bianca per evitare che Humala vincesse le elezioni e diventasse presidente. Accuse subito rispedite al mittente dall'accusato, che ha chiesto di mostrare le prove prima di parlare. "Su Wikileaks voglio andarci pesante. Mai e poi mai Alejandro Toledo ha parlato con nessun ambasciatore contro nessun candidato", ha dichiarato. Una precisazione che per chi resta primo in ogni sondaggio sulle intenzioni di voto suona come un imperativo. Anche se pare che non riuscirà mai a guadagnare quel cinquanta per cento che gli porterebbe la vittoria al primo turno. Dunque, probabile un ballottaggio.